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IVERMECTINA 10MG X 10 CPS

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Descrizione

L’ivermectina è stata scoperta alla fine degli anni ’70 grazie alla collaborazione tra il microbiologo giapponese Satoshi Ōmura e il parassitologo americano William C. Campbell nei laboratori della Merck. Sviluppata a partire dalla fermentazione del batterio Streptomyces avermitilis, la sostanza è stata originariamente sintetizzata come antiparassitario ad ampio spettro. Il suo impatto nella cura di malattie devastanti come l’oncocercosi (“cecità fluviale”) e la filariosi linfatica è stato così determinante da valere ai suoi scopritori il Premio Nobel per la Medicina nel 2015.

La sua invenzione nacque per rispondere a precise esigenze in ambito veterinario e di salute pubblica umana, ma nel corso degli decenni la ricerca ne ha evidenziato un profilo farmacologico estremamente versatile. Nella gestione delle parassitosi, l’ivermectina agisce principalmente paralizzando il sistema neuromuscolare dei nematodi attraverso l’attivazione dei canali del cloro legati al glutammato (GluCl). Parallelamente, a livello metabolico, la sostanza compromette la sopravvivenza del parassita interferendo con i suoi processi energetici primari, in particolare riducendo e bloccando la glicolisi anaerobica e la produzione di ATP.

L’interesse per l’ivermectina come agente antivirale si è consolidato negli anni 2010, quando si è scoperto che la molecola è in grado di inibire selettivamente l’importina α/β1 (IMP α/β1). Questo complesso proteico funziona come una “porta d’ingresso” verso il nucleo cellulare: molti virus, inclusi SARS-CoV-2, HIV-1, Zika e dengue, utilizzano le importine per inviare le proprie proteine all’interno del nucleo e sopprimere le difese immunitarie dell’ospite. Bloccando questo meccanismo, l’ivermectina impedisce al virus di disarmare la cellula ospite, limitandone la replicazione. Negli studi in vitro legati al COVID-19, tuttavia, è emerso che le concentrazioni necessarie per saturare le importine sono significativamente più alte di quelle ottenibili in sicurezza nell’uomo con i dosaggi clinici standard.

In ambito oncologico, l’attenzione verso l’ivermectina è emersa dall’osservazione di un fenomeno analogo a quello parassitario: la soppressione della produzione energetica nelle cellule deviate. Le cellule tumorali dipendono fortemente dalla glicolisi per la loro rapida proliferazione (effetto Warburg). L’ivermectina agisce inibendo enzimi chiave come la piruvato chinasi M2 (PKM2) e riducendo l’espressione dei trasportatori del glucosio (GLUT1), privando la cellula tumorale della sua fonte energetica primaria e inducendo stress ossidativo e apoptosi. In altri termini, la molecola riduce la capacità di generare energia delle cellule non volute, siano esse parassiti o linee cellulari oncogene

PUNTI CHIAVE

* Blocca l’importina α/β1, impedendo l’ingresso nucleare delle proteine virali in diversi virus (incluso SARS-CoV-2)

* Riduce la glicolisi anaerobica e la produzione di ATP nei parassiti, portandoli alla morte energetica

* Sopprime la glicolisi aerobica (effetto Warburg) nelle cellule tumorali inibendo target come PKM2 e GLUT1

* Agisce come antiparassitario attraverso l’apertura dei canali del cloro legati al glutammato (GluCl)

* Ha dimostrato un profilo d’azione pleiotropico che spazia dall’attività elmintica a quella potenziale antivirale e antitumorale

* Le concentrazioni antivirali ed effettive in vitro risultano molto più elevate rispetto alle dosi ematiche sicure approvate per l’uomo

* Presenta un’elevata tollerabilità clinica ai dosaggi antiparassitari standard

* Può causare tossicità neurologica se supera la barriera emato-encefalica ad altissimi dosaggi

DOSAGGIO E SOMMINISTRAZIONE

In ambito clinico umano approvato, l’ivermectina viene somministrata per via orale sotto forma di compresse. A differenza dei trattamenti cronici, l’uso antiparassitario standard si basa su posologie puntuali e mirate al peso corporeo del soggetto.

Nei contesti di ricerca e nei protocolli sperimentali per patologia virale, viene utilizzata la seguente posologia:

* Fase acuta: 0,2–0,4 mg/kg al giorno per 3 giorni in un’unica somministrazione giornaliera, preferibilmente durante i pasti per ottimizzarne l’assorbimento.

* Tollerabilità gastrica: In presenza di sintomi quali nausea, diarrea o anoressia, si consiglia l’assunzione a stomaco vuoto.

* Fase di mantenimento: Dopo i primi 3 giorni  è necessario riassumerla per 2-3 giorni a distanza di 7 giorni, che sarebbe il periodo necessario alle uova per schiudersi, se la terapia non viene ripetuta il primo ciclo risulta inutile.

EFFETTI COLLATERALI

SINTOMI DA REAZIONE IMMUNITARIA (REAZIONE DI MAZZOTTI) 

Nei soggetti trattati per infezioni parassitarie massive, l’inattivazione rapida dei microparassiti rilascia grandi quantità di antigeni nel circolo sanguigno. Questo causa la reazione di Mazzotti, caratterizzata da febbre, ipotensione, tachicardia, vertigini, orticaria e dolori articolari. Non si tratta di tossicità diretta del farmaco, ma di una risposta infiammatoria secondaria alla distruzione dei parassiti.

Idratazione costante, flebo con vitamine minerali, funghi adattogeni, disinfettanti intestinali, digiuno intermittente, riposo e meditazione sono di determinante importanza specialmente durante il primo ciclo di questo farmaco.

METABOLISMO EPATICO E TOLLERABILITÀ 

L’ivermectina viene metabolizzata a livello epatico principalmente dal citocromo P450 (subunità CYP3A4). L’assunzione concomitante con potenti inibitori o induttori del CYP3A4 può alterare la concentrazione plasmatica del farmaco, prolungandone l’emivita o riducendone l’efficacia terapeutica. Ai dosaggi standard, l’impatto epatico resta trascurabile e limitato a lievi e occasionali alterazioni dei transaminasi.

– Prodotto destinato a scopo di ricerca.